Facchinello su schema acquedottistico veneto

Da quanto ci è dato di capire del problema cui si riferisce la delibera (dal momento che la situazione è molto complessa e delicata) siamo di fronte ad un accordo voluto dai Comuni che hanno cercato di migliorare  il cosiddetto MOSAV (Modello strutturale degli Acquedotti del Veneto).

La Legge Regionale n° 5 del 27 marzo 1098 prevedeva infatti che nel Savec (schema acquedottistico del Veneto Centrale) ci fosse un prelievo di 1750 litri al secondo, mentre ora la portata prelevabile da Veneto Acque S.p.A dalla falda freatica del medio Brenta, nell’area in prossimità del Bacino Giarretta in località Camazzole di Carmignano di Brenta, è stata limitata a 950 l/s ma solo se il monitoraggio dei livelli di falda dopo un  prelievo di 500 l/s darà esiti favorevoli  ( come stabilito dal parere di compatibilità ambientale n. 193 del 04/06/2008 rilasciato dalla Commissione regionale V.I.A. ).

Mi pare anche di ricordare che le  cosiddette “briglie” che dovrebbero favorire la ricarica della falda dovevano essere di più di quelle due già realizzate a Cartigliano e Nove, già peraltro gravemente compromesse dall’erosione fluviale dopo appena un anno dalla costruzione e che si sono dimostrate inconsistenti.

Un intervento migliorativo, quindi, di una legge che dichiara il proposito di  salvaguardare le risorse idriche fornendo acqua potabile nelle aree maggiormente svantaggiate del territorio regionale e a tale scopo prevede un piano di razionalizzazione mirante al contenimento dei consumi idrici per scopi diversi da quello potabile e prevedendo altresì opportuni interventi per il miglioramento della ricarica.

 

Ora, non siamo certo noi a dire che la risorsa idrica, dal momento che siamo fortunati ad averla – ma abbiamo visto che in tempi di siccità anche qui da noi possono esserci problemi –dobbiamo tenerla per noi: riteniamo infatti che l’acqua sia bene comune e che sul diritto all’acqua da parte di tutti non si debba discutere.

Tuttavia ci sembra che, al di là dei giusti propositi di tutelare quantitativamente e qualitativamente la risorsa acqua e di effettuare interventi di pianificazione e di monitoraggio e controllo, l’unica cosa certa, relativamente alla tempistica per l’attuazione degli interventi, è che

–         entro il 31/12/2014 dovrà essere ultimata la prima fase concernente il monitoraggio degli esiti dell’intervento sperimentale inerente la realizzazione delle n. 2 briglie o soglie di fondo nell’alveo fluviale del Brenta, in località Nove e Cartigliano, finalizzate al recupero morfologico dello stesso.

–         a partire dal 01/01/2013 Veneto Acque S.p.A. potrà prelevare la portata di 500 l/s dalla falda sotterranea in prossimità del Lago Giarretta in Località Camazzole.

Per quanto riguarda il resto ci sembra invece che, al di là di precedenti impegni assunti per il finanziamento di specifici interventi già previsti nell’area ed ora inseriti nell’Accordo,  vi siano molte promesse e molti bei propositi ma che di progetti concreti ve ne siano pochi. E a proposito di finanziamenti, non si è mica capito se il progetto Democrito (Contributo regionale di cui alla D.G.R.V. n. 4152/2009 sul progetto “Democrito” del Consorzio di Bonifica “Brenta” pari a € 900.000,00) consista nella realizzazione, da parte del Consorzio di Bonifica Brenta, di una tubazione principale di diametro 2000 mm e delle derivazioni necessarie destinate alla ricarica delle falde per la sostenibilità dei prelievi, tra i Comuni di Marostica e Sandrigo, da costruire per stralci successivi o se  consista invece nella ricarica dell’acquifero in fascia pedemontana in destra Brenta tramite impianti pluvirrigui e realizzazione di aree forestali sperimentali di ricarica.

La Regione si propone di predisporre un piano regionale inerente al censimento e al contenimento dei prelievi autonomi e all’individuazione e promozione di opere alternative di ricarica;

si propone di contenere il consumo agricolo della risorsa, in cooperazione con il Consorzio di Bonifica mediante il progressivo ammodernamento dei sistemi di irrigazione e piani di dispersione dell’acqua con sistemi ad aria, lo sviluppo di sistemi di riutilizzo dell’acqua depurata;

si propone di ridurre il consumo industriale della risorsa, mediante l’incentivazione alla dismissione dell’utilizzo di fonti sotterranee, la conversione di sistemi di raffreddamento ad acqua con sistemi ad aria, lo sviluppo di sistemi di riutilizzo dell’acqua depurata;

si propone di prevedere un  quadro organico di incentivi e agevolazioni per l’utilizzo di reti duali e cicli produttivi che risparmino la risorsa idrica;

si propone di ridurre i carichi inquinanti immessi nel Brenta tra Bassano del Grappa e Fontaniva, mediante affinamento dei sistemi di depurazione degli impianti di Bassano del Grappa e di Tezze sul Brenta;

si propone di realizzare aree di filtro ambientali;

si propone di realizzare un monitoraggio costante qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e di quelle di falda a tutela dei Comuni privi di rete acquedottistica, quali Pozzoleone e Carmignano.

Appunto! Si propone di… ma quanto a progetti e finanziamenti, questi sono ancora molto vaghi.

Vorrei citare a questo proposito quanto dice il presidente del Consorzio Bonifica Brenta in un comunicati di questi giorni

“Il Consorzio Brenta ha numerosi progetti pronti, sia per quanto riguarda la trasformazione dell’irrigazione dagli antiquati sistemi a scorrimento ai moderni metodi a pioggia, sia per la ricarica artificiale della falda.
Essi sono affidati al Piano Irriguo Nazionale, che tuttavia dopo una prima emanazione non è più stato finanziato; mentre il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Veneto, tra le poche in Italia a non aver finanziato impianti irrigui ai Consorzi di bonifica, secondo voci che circolano pare che rischi di non riuscire a completarsi entro la scadenza del 2013, il che porterebbe a dover restituire all’Unione Europea somme cospicue”.
Possiamo quindi fidarci dei buoni propositi espressi nell’accordo?

Quindi, pur riconoscendo che vi è stato un miglioramento della legge regionale, grazie alla battaglia combattuta dai Comuni, ci sembra che questo accordo non impegni la Regione a mettere in atto in modo cogente tutta una doverosa politica di risparmio della risorsa, eliminazione dei prelievi autonomi, progetti di ricarica della falda, ecc.

Paola Facchinello 27-9-12

 

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